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DIARI
L'importanza delle parole
25 maggio 2008




UNA RIFLESSIONE SULL'IMPORTANZA DELLE PAROLE. DA "LA CURA DELL'ACQUA" DI PERCIVAL EVERETT.

C'era un negozietto poco appariscente all'angolo. Era l'unico negozio a quell'incrocio. Era anche l'unico angolo occupato. Agli altri angoli c'erano terreni sfitti, uno coperto di gramigna, l'altro di pile di cartoni, nell'ultimo c'era un vecchietto seduto su un tronco. Il vecchietto aveva una giacca rossa impolverata, non prestava particolare attenzione a nessuno, e non ha alcun ruolo in questa storia. Sopra il negozietto c'era un'insegna con su scritto:

PAROLE

La ragazzina, che è la protagonista di questa storia, guardò l'insegna e si chiese se stava leggendo la parola PAROLE o se la stesse solo riconoscendo. Immaginava che si dovesse fare una distinzione tra le due cose, ma quale? Entrò e la campanella sulla porta la annunciò. Arrivò al bancone e si rivolse a una donna alta che stava lì dietro.

"Questa è una libreria?", domandò la ragazzina.
"No che non lo è". La donna si portò una mano alla testa come se volesse sistemarsi i capelli.
La ragazzina si guardò intorno, e infatti libri non se ne vedevano. A dire il vero vedeva solo i muri, una porta sul retro, le finestre sulla parete di fronte e gli scaffali vuoti dietro il bancone.
"Questa è una paroleria", disse la donna. "C'è l'hai qualche soldino?".
"Ho un dollaro".
"Ci puoi comprare qualche parola. Dipende da cosa ti interessa. Ce ne sono di molto care e nessuna è gratis".

La ragazzina era intrigata. Voleva vedere che aspetto avevano le parole: le avrebbero infilate in un sacchetto di carta o in una scatola? "Cosa mi consiglia di comprare?", domandò.
"Questo ovviamente dipende da quello che vuoi dire", rispose la donna, che sembrava sempre più alta.
"Ma se le dicessi cosa voglio dire, allora avrei già le parole di cui ho bisogno".
"Mettila come ti pare. Di sicuro, con un dollaro non puoi comprarne troppe di parole. Deciditi ragazzina".
"Mi scusi, non avete un menù o un catalogo di qualche tipo?", domandò la ragazzina.
"Ma certo. Che cavolo di negozio sarebbe se non avessimo un catalogo?". La donna si chinò dietro il bancone e riapparve con un librone rosso. Sulla copertina c'era scritto: DIZIONARIO. "Ecco qua, ci sono quasi tutte".

Poi la ragazzina notò una pila di scatoline esposte sul bancone, impilate con cura a forma di piramide. "E queste cosa sono?".
"Queste le chiamiamo scatole usa e getta. Ognuna contiene 4 parole. C'è qualche ripetitizione ogni tanto, ma non troppe. Il bello è che non sai mai cosa ti capita".
"Quanto vengono?"
"Cinquanta centesimi l'una".
"Ne prendo una", disse la ragazzina. Diede il suo dollaro alla donna e prese cinquanta centesimi di resto. La donna le allungò la scatolina. Sembrava che non avesse peso. "Com'è leggera...", esclamò la ragazzina.
"Le parole sono piume", disse la donna. "Più pulite, però".
Sbuffò, lanciando un'occhiata verso la finestra che dava sulla strada.
La ragazzina uscì in strada sotto il sole con la sua nuova scatolina di parole. Non vedeva l'ora di aprirla, perciò la spacchettò subito e trovò - Niente. Si guardò attorno, sentendosi perduta e in qualche modo, pensò, svuotata. Era terribilmente, dannatamente, profondamente infastidita. Tornò nella paroleria a passo di marcia e sbotto: "Questa scatola è vuota!".
"Quelle erano le tue quattro parole", disse la donna, facendo un bel sorrisone. "Ti è andata bene con quella scatola".
La ragazzina stupefatta rimase a bocca aperta per un istante.
"Qui dentro non c'è niente", aggiunse.
"Adesso no", rispose la donna. "Perchè le hai appena usate. Vuoi un'altra scatola usa e getta? Ti restano ancora cinquanta centesimi".
"Sì, la voglio". La ragazzina le allungò i cinquanta centesimi e corse fuori come la volta precedente. E proprio come prima, aprì subito la nuova scatola. Infuriata, gridò: "Anche questa è vuota!". E si tappò la bocca con la mano, rendendosi conto che ancora una volta si era lasciata sfuggire le sue quattro parole nuove senza fare attenzione.
DIARI
christa wolf
29 aprile 2008
"Una sorta di co-scrittura, ecco quale sarebbe la mia scrittura ideale. Una penna che con la massima precisione possibile segua le tracce dell'esistenza, guidata da una mano che non è mia e non è mia; altro e altre mani ancora dovrebbero scrivere con lei. L'elemento più soggettivo e quello più oggettivo dovrebbero unirsi in un intreccio indissolubile "come nella vita", la persona mostrarsi per quello che è senza mettersi a nudo. Lo sguardo, colpito ma non offuscato da un residuo di oscuri sentimenti, non freddo ma partecipe, il meno sentimentale possibile, ne guadagnerebbe un'attenzione libera da pregiudizi"

Christa Wolf, 1994

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DIARI
ROBERT WALSER - SCHIZZO
22 aprile 2008
Durante una delle nostre conversazioni notturne in sede londinese, un mio amico mi ha parlato di uno scrittore svizzero Robert Walser. Superato le mie prime divagazioni di pensiero: “ma gli svizzeri hanno anche degli scrittori?” “no, no svizzero. Novi!”; ho ascoltato parte di quello che mi diceva**.

Pare che questo tal Walser, suggeritogli da un giovane artista inglese, fosse morto camminando nella neve, proprio come un suo personaggio. (Poi ho scoperto che non era tanto improbabile: il trekking era il suo passatempo preferito).
Comunque sia, la storia mi aveva colpita… ho provato a lungo a cercare di ricordare il nome dello scrittore, in vano… Fintanto che il predetto amico, tornato per pochi giorni sul suolo natio, mi ha ripetuto il nome e mi ha dato un buono da spendere alla Feltrinelli ( lo so, lo so… un buono è davvero un regalo da nonna che ti da i soldi “perché non conosce i tuoi gusti e si sbologna lo sbatti di informarsi”. Ok, non un gesto di gran classe, ma ormai…). Ho colto l’occasione e ho comprato due volumi dell’Adelphi: “Storie che danno da pensare” e “La passeggiata”.

Data la mia predilezione per le storie brevi (i romanzi li trovo un po’ degli sproloqui), ho deciso di dirigere il mio approccio con Walser attraverso “Storie che danno da pensare”, anche perché io adoro pensare sulle storie non mie.
Durante la lettura del libro, mi sono imbattuta nella storia “Schizzo” (che nessuno di voi maliziosi pensi male.. per favore!). La storia mi ha impressionato anche perché è diametralmente opposta, come stile e come approccio, a Marcela Serrano. A prescindere dalla battuta umoristica del finale, con cui lo stesso Walser sottolinea le differenze tra lui ed una ipotetica scrittrice donna (la spocchia degli scrittori uomini a volte è insopportabile), mi ha colpito molto la distanza tra i due. Mi ha colpita soprattutto perché l’argomento è oggetto di moltissime discussioni tra me e l’emigrante di sopra.
Il gioco della conquista, quella delicata sensazione di tensione, per l’animo maschile è di gran lunga più importante della costruzione di una realtà comune. Non voglio scadere nella solita retorica, ma mi stupisco sempre di fronte a questa distanza di pensiero.

Mi piacerebbe farci un post… Intanto se avete un po’ di tempo vi posto il racconto “schizzo” e qui potrete trovare alcune citazioni dall’ “albergo delle donne tristi” della Cerrano.


** Vorrei vedere voi al mio posto! Non è facile ascoltare! Specie se:
(1) l’interlocutore parla di cose che non sapete;
(2) attraverso queste vuole darvi una lezione di vita;
(3) al piano di sotto c’è una bottiglia di zio Jack che vi aspetta.


SCHIZZO - ROBERT WALSER


Arrivò come da nebulose lontananze. Già questo giocava a suo favore. Aveva un aspetto come nessun altro ha. Lei pensò “Ha l’aspetto di uno su cui ancora incombono pericoli”. Era povero, indossava vestiti laceri, ma si comportava con grande fermezza. Il suo contegno esprimeva grande calma e grande letizia interiore. Lei pensò “Che gusto meraviglioso debbono avere i suoi baci”. Inoltre dava l’impressione di un uomo che non poteva non aver già suscitato molto favore e destato già molto interesse, e che comunque avesse provocato entrambe le reazioni, fosse poi andato avanti per la propria strada, senza gettare un solo sfuggevole sguardo da una parte o dall’altra.
Lei pensò “C’è qualcosa di ardimentoso e magnanimo in lui. Chissà se lo amerò. In ogni caso è degno di essere amato”.
Costui inoltre pareva ben sapere, e d’altro canto non sapere affatto, quanto fosse attraente. Vi era nel suo comportamento un che di smarrito, un che di ambiguo. Lei si diceva “Questo giovane sa di sicuro essere discreto. Immagino sia dolce confidare in lui. Ancor più dolce e bello dev’essere buttargli le braccia al collo e stringerlo a sé”. Nonostante la sicurezza e la fermezza con cui sapeva presentarsi, recava su di sé l’ombra di un essere reietto e indifeso.
Lei pensò “Ha proprio bisogno di protezione. Come sarei felice di poterlo proteggere”. Era giovane e tuttavia, a quanto sembrava, già provato: era di ferro, l’immagine stessa dell’irremovibilità e della pertinacia, e tuttavia aveva l’aspetto di chi desideri una profusione di tenerezze e di intimità.
Allora lei gli sfiorò il braccio, come per caso e inconsapevolmente. Arrossì e pensò “Si accorge di quel che voglio”. Anche lui arrosì. Allora lei pensò “Che uomo straordinario! Mi tiene in considerazione. Che cavaliere!”. Da quel momento in poi, agli occhi di lei il contegno di lui fu sempre più bello; e sempre più forza, fierezza e delicatezza emanavano dall’intero suo essere.
Lei pensò “Io amo. È vero, non mi è lecito amare, perché sono sposata. Ma io amo”. Glielo fece capire con gli occhi e lui ebbe sufficiente attenzione, gentilezza e intelligenza per capire ciò che lei intendeva, sentiva e desiderava. Se, anzichè un autore, io fossi un’autrice, muovendo di qui scriverei di filato due volumi.


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DIARI
L'albergo delle donne tristi
16 aprile 2008

L'ALBERGO DELLE DONNE TRISTI


"-Hai mai sentito parlare dell'autolesionismo dell'affogato?-
- No-
- E' molto semplice: quando stai per affogare, mentre cerchi disperatamente di tornare a galla e stai ingoiando acqua e sale, arriva un momento preciso in cui ti arrendi e decidi di annegare. Questo è quello che più o meno è successo a me.-"

Malgrado la mia salute mentale richieda tutt'altro, ho deciso di leggere una delle autrici più femminili a noi contemporanee: Marcela Serrano.
Si tratta di uno di quei libri catartici, dove l'identificazione con uno o più personaggi serve a tirare fuori il peggio di te e analizzarlo. Ecco... potete capire come sia il mio umore in questi giorni.

Come in ogni libro catartico ho sottolineato alcune frasi che mi fanno riflettere... Eccone una selezione:

"Sembra che la generosità non sia una buona alleata per costruire una vita a due."

" Ci sono donne che dormono tutte raggomitolate perchè il dolore è così forte che non riescono più a sdraiarsi, e ce ne sono altre che fanno sforzi enormi per volersi bene perchè non c'è più nessuno che le ama."

"L'amore è diventato un oggetto sfuggente"

" -Il fatto è che ormai le donne, non vogliono più fare da madri ai loro uomini... e tanto meno vogliono essere trattate come figlie.-
- E cosa vorrebbero essere?-
- Vorrebbero stare sullo stesso piano. Aspirano a costruire relazioni paritarie che siano compatibili con l'affetto.-
- Non mi sembra un'aspirazione tanto avventata...-
- Neanche a me. Ma a metà dell'umanità non ne è tanto convinta.-
- Ed è una metà molto potente!-
- E' strano quello che ci sta succedendo... Siamo cresciute, siamo capaci di stare al mondo, eppure siamo più sole che mai.-
- Perchè?-
- Perchè ci siamo allontanate dall'amore. (...) Credo che la sfiducia e l'incomprensione tra uomini e donne stiano aumentando ogni giorno che passa. I vecchi codici dell'amore non servono più e non ne abbiamo trovati di nuovi.-"

" Floreana detesta aspettare. La infastidisce che il suo ritmo interno non coincida con quello del resto del mondo. (...) Non le piace dare l'impressione di essere in attesa, non le piace essere fiutata come una preda nè che il suo malessere traspaia. (...) Approfitta per prepararti all'incontro, le suggerisce una vocina, sei vestita e truccata un modo impeccabile, hai dedicato ore al tuo aspetto esteriore, hai dosato il profumo con precisione scientifica, eppure ti sei dimenticata di prevedere una tattica. Maledizione, risponde l'altra voce - le donne di solito dispongono di due vocine interiori -, perchè dovrei avere una tattica? Non posso andare ad un appuntamento senza fare calcoli? Si risponde: ti sei già dimenticata in che mondo viviamo? Nessuno ormai affronta gli altri senza un minimo di disegno."

"Cosa avrebbe dato per essere un pò più misteriosa! Aveva sempre avuto paura che, da vicino, un uomo, tolto il primo velo e il secondo, non avesse più niente da scoprire. Ma non trovava mai la forza, anche se lo desiderava con tutta l'anima, di tenersi stretti addosso i veli per non far capire, mettendosi a nudo, quanto fosse facile conoscerla. A Floreana piacciono le donne riservate, mentre lei, con il suo atteggiamento estroverso, dice sempre la prima cosa che le viene in mente, offre informazioni prima ancora che le vengano chieste."





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