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DIARI
Mix Tape
29 settembre 2008
Sabato... dopo aver passato un pomeriggio tanto divertente, quanto delirante con la kaje; ho approfittato della mia disponibilità monetaria per effettuare un acquisto che avevo puntato dal Miami..

Non è un mistero che l'ISBN è la mia casa editrice preferita, le loro pubblicazioni hanno la mia fiducia a prescindere. Non sbagliano mai un colpo.

Ritornando sul sentiero del mio pensiero iniziale sul post, sabato ho finalmente acquistato "Mixtape: l'arte della cultura delle audiocassette". Un libro geniale, non c'è da stupirsene dato che l'autore è Thurston Moore cantante e chitarrista dei Sonic Youth.

Il libro è un tuffo nel passato, un tuffo che non è nostalgico, ma che ha l'obiettivo di farci riflettere sulla "rivoluzione digitale". Le mixtape sono state la prima forma di distribuzione "fai da te", la prima vera e propria pirateria.



ESTRATTI

Introduzione - by Bruce Sterling


Questo libro non parla di arte bella. La cultura dell'audiocassetta, creata da musicisti, pirati, delusi dall'amore e diseredati, non è stata la cultura più elegante del pianeta. Si trattava di arte povera - un lungo e variegato testamento dell'etica della vita di strada tipica del modello fai-da-te della scena punk.
(...)
Le cassette furono il risultato di un elaborato sistema di produzione e distribuzione mediatica a livello commerciale. I punk, nelle loro ramificazioni e correnti, adattarono la funzione delle cassette interferendo, intervenendo, piegando quella colossale macchina commerciale per i loro fini personali, senza rendersi conto che sarebbe sopravvissuti alle cassette. Il sistema era colossale, ma fragile.
(...)
La cassetta ha avuto lo stesso vita breve. Come una star maledetta. Non certo per colpa sua; il digitale l'ha annichilita all'improvviso, sbucato dal nulla, proveniente da una tecnologia del tutto aliena che con la pacifica cassetta aveva la stessa somiglianza di un guerriero mongolo con un contadino cinese.
(...)
Credo che fosse proprio questo il segreto dei mix tape - non erano musica, ma istruzione e cultura. Tramite la pratica apparentemente sterile di ritagliare, creare collage e disporre suoni in certo ordine, si potevano impartire valide lezioni su musica e vita, per insegnarle a persone con metodi che arrivavano al cuore di ciò che la musica significava, alle emozioni che regalava.




Introduzione - by Thurston Moore

La prima volta che sentii parlare di un mix su cassetta fu nel 1978. Robert Christgau, il "decano dei critici rock", scrisse un pezzo sul Village Voice (giornale tutt'ora esistente) sul suo disco preferito dei Clash, guarda caso una sua produzione: una cassetta con le b-side della band non incluse negli album. I Clash scrivevano singoli fantastici, e album fantastici, e di solito inserivano i singoli nei dischi, ma non le b-side. Comunque, dal punto di vista della mia mentalità da critico musicale, la sua era un'ottima pensata. Un aspetto particolare mi colpì: Christgau sosteneva che si trattasse di un mix tape che aveva compilato per regalarlo agli amici. Si era fatto il suo album personale dei Clash e lo dava in giro come memento alla sua devozione per il rock and roll.

C'era una cosa lui possedeva ed io no: una piastra a cassette. A quei tempi i mangianastri erano tanto fondamentali quanto i giradischi. Ed ugualmente ingombranti. Ma più o meno in quel periodo la Sony lanciò il Walkman: un mangiacassette portatile grande la metà degli apparecchi standard - più o meno come i registratori che in genere si vedevano fra le mani dei giornalisti. Questi nuovi Walkman si portavano a tracolla, erano l'ideale per andarsene a zonzo della città ascoltando la musica con gli auricolari. Immagino che l'industria discografica si aspettava che gli utenti acquistassero le cassette originali degli album, edi certo così fu, ma ehi! perchè non comprare le cassette vuote e registrare i singoli brani dai dischi? Ecco cosa fecero tutti quelli che si erano muniti di Walkman. Non passò molto che su album e cassette originali apparvero adesivi come: LE REGISTRAZIONI DOMESTICHE UCCIDONO LA MUSICA! Se non altro, anticipava l'attuale paranoia dei discografici sui cd masterizzati e le canzoni scaricate da internet.


RIFLETTENDOCI SU UNA DIFFERENZA FONDAMENTALE DIVIDE IL MIXTAPE DALLA PLAYLIST: LA DIMENSIONE DEL DONO. Le playlist difficilmente sono curate come lo erano i mix tape, anche per la facilità tecnica di realizzazione e ancora più raramente sono fatte per insegnare, condividere, donare qualcosa.


musica
il punk 2
28 agosto 2007
Ciao a tutti,
oggi, tra le 6 e 30 e le 7 e 30 (il tempo esatto in cui sono in macchina per arrivare al lavoro), poiche' le casse della mia macchina hanno deciso di rompersi, non ho potuto ascoltare la radio e la mia mente ha avuto il tempo di rielaborare un'idea per questo post.
Prima di esprimervela pero' vorrei fare una rimostranza:
Paolo ti prego almeno tu potevi salvarti... hai fatto due post e dico DUE sulla vicenda gemelle K!!!
Basta! non se ne puo' piu' di questo circo mediatico, l'unica arma e' l'indifferenza, non la critica.
IGNORIAMO.

Ok, detto questo, volevo parlarvi dell'argomento di oggi: Milano.
Eh eh, lo so, lo so e' scontato, pero' questa citta' ha su di me un fascino direi magnetico.
Milano e' davvero una citta' da scoprire, per fare un esempio le realizzazioni architettoniche piu' interessanti sono all'interno dei palazzi (mi sto riferendo ai cortili, specie per i palazzi in stile "vecchia Milano") e non fuori. A volte capita che, rendendosi simpatici ai portieri, li possiate visitare... davvero magici.

Comunque Milano non e' sempre stata quella descritta da Lucignolo la bellavita (per intenderci non lo e' neanche adesso)...

Vi propporei alcuni itinerari per rivivere la Milano che io adoro.

Per prima cosa vi indicherei, oltre ai posti, anche le persone che hanno segnato la mia vita a Milano in questi cinque anni.
Il primo, indiscutibile, e'
Marco Philopat. L'ho incontrato la prima volta quando ancora non aveva un contratto con la mondadori e il suo libro, costretti a sanguinare, non era ancora venduto alla FNAC. Lavorava ancora a tempo pieno alla Shake edizioni.
Venne ad una delle riunioni di
Eveline a presentare la biografia che aveva scritto su Melchiorre Mel Gerbino
Si presento' quando Eveline viveva ancora in un sottoscala della "
Stecca" (lo si chiavama amichevolmente "la breccia"). Era un luogo umido e poco ventilato e d'inverno ci si congelavano le chiappe a starci dentro piu' di un'ora.
Ha iniziato a raccontarci dei luoghi che hanno fatto la storia della Milano "controculturale" (lo so e' un termine orrendo, io lo detesto... ma e' l'unico che rende in maniera breve l'idea). Delle pubblicazioni di "Mondo Beat", del campeggio organizzato come protesta da Gerbino in Via Ripamonti, della protesta con gli impermiabili trasparenti (ovviamente sotto non indossavano nulla) in Corso Vittorio Emanuele....
E poi come ciliegina sulla torta... ci ha raccontato la sua esperienza con il VIRUS....
Il VIRUS... la prima occupazione punk in Italia! Cazzo... ci sono andati a suonare anche i Damned e gratis... Se potete, passate per via Correggio 18, fermatevi e immaginate per un attimo...
(
clickando qui potete scaricare il documentario girato da alcuni studenti di Brera nel 1982 sulla fine del Virus)





Ma se l'immaginazione non basta e volete ascoltare qualche racconto, potete essere facilmente accontentati.... Fate un salto al
Surfers Den e parlate con il proprietario, Franz. Lui e' amico di Philopat ed e' stato tra gli occupanti del Virus. Farsi raccontare le sue mirabolanti avventure e' molto facile... Altra attrattiva di questo posto meraviglioso sono alcune tavole inedite di Andrea Pazienza appese alle pareti... e poi ovviamente la musica.

Un'altro posto da visitare e' una bancarella di dischi all'interno della Fiera di Senigallia, si lo so... ora e' diventato un postaccio... ma quando entrate, prendete la fila di bancarelle piu' a sinistra... andate dritti per un po' e fermatevi dal primo tipo che vende vinili sul lato destro. Ecco lui e' assolutamente un mito. A parte avere una collezione di vinili grandiosa e' un personaggio niente male. Di sicuro vi scrocchera' una sigaretta... ma se riuscite ad attirare la sua attenzione vi potra' raccontare storie meravigliose sugli anni '70 e '80 a Milano. Per darvi un'idea del tipo di personaggio: frequentava il Virus ed era un attivista di Lotta Continua....  (tral'altro ha anche il numero Zero della mitica rivista).

Visto che siamo in zona Navigli... vi consiglierei di fare un salto al
Cox... alla libreria del Conchetta, possibilmente. Li' dentro potrete vedere (sempre che siate simpatici ai gestori), oltre le riviste in vendita, la loro racolta di magazine e fanzine indipendenti che giravano a Milano. Potreste rimanere sconvolti dalla quantita' di cose che i due signori possono raccontarvi. Uno dei due faceva parte di Re nudo... come anche, udite udite, il proprietario delle Scimmie (noto locale jazz milanese). Ah dimenticavo... prima di entrare soffermatevi due secondi ad ammirare i graffiti della facciata.... sono stati fatti da Blu, uno dei piu' bravi ed interessanti street artist italiani.

Per ora mi fermo.... continuo domani.... se no questo post diventa chilometrico. Alla prox!


musica
il punk
25 agosto 2007

 Hi All,
Stamattina mi sono svegliata con un solo pensiero: devo andare alla Electa-Koening per cercare il catalogo di
Panic Attack. Sono poche le mostre che attirano la mia attenzione, in genere la linea curatoriale che viene adottata per l'arte contemporanea è davvero penosa, però questa mostra allestita al Barbican a Londra non è davvero niente male e poi tratta di uno dei miei chiodi fissi: l'era punk.
Perchè uso il termine era per un fenomeno che, nel suo essere, è durato meno di 7 anni? Perchè è stata una rivoluzione culturale e comportamentale più efficace della beat generation, almeno secondo me.
Era ora che si facesse una mostra seria ed analitica di quegli anni. Il Punk non è stato prettamente un movimento musicale, ma è stata una rivolta a tutto campo... basti solo pensare l'influenza che ha avuto lo stile grafico delle
fanzine o delle copertine dei dischi.
Così ho deciso che sarebbe figo fare dei post periodici sul punk... lo so che molti di voi la reputano una cosa inutile, però vi dirò che ogni volta che ho avuto una discussione con qualcuno sulla rivoluzione punk non ho potuto fare altro che constatare un'ignoranza diffusa.

Vorrei iniziare parlando di questa mostra che è un rifacimento di una vecchia esposizione del '76.



E' un viaggio intelligente e visionario che fa camminare gli spettatori attraverso quegli anni di passaggio.
 La crisi petrofilica del '73, la Tacher, il Watergate e la chiusura delle industrie hanno indotto uno scima all'interno della società: i borghesi benestanti e gli altri... quelli colpiti dalla crisi che non avevano le villette nei quartieri residenziali, ma erano costretti a vivere all'interno di scenari di degrado urbano (vi suona familiare?).
La rabbia era il sentimento predominante... tutto era mosso dalla rabbia e dalla voglia di riscossa. Si è cercato di colpire lo status quo in tutti i modi, si è cercato di distruggere tutte le convenzioni sociali. Si è partiti dalla prima e la più fondamentale: il corpo. Il corpo veniva martoriato, punto, ferito e la rappresentazione della sessualità era sotto un'ottica sadomasochista, il piacere doveva essere raggiunto tramite il dolore e l'umiliazione del corpo. Il corpo era visto in maniera staccata dalla personalità, era solo un modo per esprimersi e comunicare. Emblematica in questo senso è la canzone "
Orgasm addict" dei Buzzcocks.



Voglio inserire alcune opere esposte nella mostra che per me sono emblematiche del senso di inadeguatezza egemonizzante di quegli anni.
Queste immagini sono di
Barbara Kruger, un'artista molto interessante che gioca con gli slogan pubblicitari...

Untitled (I'm your almost nothing), 1982



Untitled (Your comfort is my silence), 1982



Mark Morrisroe
Fascination,1982




David Wojnarowicz
from Arthur Rimbaud in New York, 1978 - 1979





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