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DIARI
Questo meraviglioso rumoroso mondo e tutto quello che può succedere.
21 aprile 2008
Questo meraviglioso rumoroso mondo e tutto quello che può succedere.

Finisce così il film odierno dei Bellissimi di rete 4: "Una casa alla fine del mondo".

E' un film tenero e amaro allo stesso tempo. Parla di sentimenti forti e forti dolori. E' buffo, ma parlava esattamente di tutto ciò che mi spaventa di più: il contatto diretto e non filtrato con i propri sentimenti.
E' incredibile come il protagonista, Bobby, riesca ad accettare e superare il tutto. E' allo stesso tempo attento e crudele.

Ho riflettuto molto durante il film... in realtà è un pò che ci penso... è assurdo come abbia completamente perso ogni contatto con i miei sentimenti. Una serie di avvenimenti mi hanno portato a controllarli, a non mostrarli. Purtroppo la mia vita non è andata sempre come nei film, al momento della massima apertura, raramente ho trovato qualcuno disposto ad accogliermi.
Ho paura delle persone, delle loro disattenzioni che sono capaci di ferirti. Allo stesso tempo, però, mi rendo conto che un vero e reale contatto con i propri sentimenti e con la loro esternazione abbia un che di crudele: crea aspettative ed illusioni che raramente sono sopportabili. Di fronte ad un'esternazione sincera c'è sempre qualcuno che soffre.

Ho smesso di dare peso e fiducia a quello che mi si dice, mi affido alla massima di Jovanotti che dice "i complimenti costano poco e a volte non valgono di più".

Un mio amico mi ha detto che io do sempre tanta fiducia all'inizio, ma nascondo dietro la schiena un coltello... sempre pronta a scatenare un inferno quando vengo ferita. Come dice la Serrano io sono una di quelle donne che dorme raggomitolata perchè a volte il dolore è troppo insopportabile.


Mi piacerebbe riuscire a recuperare la mia confidenza con l'amore (non sto parlando solo del rapporto di coppia). Mi piacerebbe riuscire a dire ti amo con la disarmante facilità della verità.
DIARI
Un'immagine del mondo prima di Ratzy
12 febbraio 2008

Un'immagine del mondo prima di Ratzy

Regalata da Johnny Palomba...


cinema
cannibal holocaust
11 ottobre 2007
 

Non ho mai fatto segreto della mia passione per i b-movie, specie se sono davvero splutter. Infatti uno tra i capovalori che annovero nella mia collezione (ovviamente edizione limitata non censurata) e' Cannibal Holocaust

«Nel 1979 quattro fotoreporter scomparvero nelle giungle del Sud America mentre stavano girando un documentario sul cannibalismo...sei mesi dopo, il loro lavoro è stato ritrovato»

«Avvertimento: gli uomini che vedrete mangiati vivi sono gli stessi che hanno filmato queste incredibili sequenze»


Questo film, di produzione tutta italiana, e' davvero un caso a se' nei film trash a basso budget. Non si tratta solo di un horror (nonostante i commenti su youtube all'unico stralcio decente che ho trovato lo paragonino a the Blair Witch Project... quanta ignoranza), ma e' un film che dietro la sua facciata di crudelta' e cinismo e' un'acutissima critica alla societa' dei consumi.

I punti forti di questa produzione sono moltissimi (lo dimostra il fatto che sia una delle pellicole piu' citate, parodiate, rivisitate e censurate della storia del cinema), ma di certo la cosa piu' geniale e' stata la campagna di lancio. Il film e' stato presentato come uno snuff movie (una leggenda metropolitana li definisce come “film che riprendono omicidi, sevizie e torture reali), mossa che ha permesso uno share of voice enorme, ma anche una denuncia al cast. La trama racconta di tre documentaristi della BDC inviati in amazzonia per fare un documentario sulle tribu' cannibali, passano tre settimane e nessuna notizia dai tre ragazzi. Viene inviato sulle loro tracce il sociologo Harold Monroe, che ripercorre tutte le tappe seguite dai tre ragazzi, e alla fine ritrova le pellicole girate dai tre. Inutile dirvi che cio’ che si trova davanti e’ a dir poco agghiacciante.

La trama e lo stile tecnico sono studiati con una precisione maniacale per validare la teoria dello snuff, le scene del documentario, infatti, sono girate su una pellicola 16mm e con telecamera a mano, invece che la 35mm usata per il resto del film. Per rendere il film ancora più realistico, il contratto prevedeva che gli attori che impersonavano i fotoreporter dispersi sparissero dalla circolazione, soprattutto dalla televisione e dal cinema, per un anno. Deodato (il regista) ha dichiarato: «L'operazione Cannibal Holocaust doveva essere fatta con attori credibili. Dovevamo presentare il fatto come fosse una cosa vera. Avevamo bisogno di quattro persone che potevano poi sparire per due anni, perché erano morti e quindi nessuno doveva sapere niente di loro. Dovevamo fare un falso snuff». Gli attori furono comunque "resuscitati" in occasione del processo, dato che si accusava Deodato di averli uccisi realmente.

Non cadete nell’errore di voler affrontare questo film come un normale b-movie, non e’ un film facilmente digeribile.... Inoltre moltissime scene (non quelle degli omicidi) sono successe davvero:

  • L'assalto al villaggio: le immagini sono state catturate in Africa e ritaggono una vera strage.
  • Le uccisioni degli animali: sono reali, tutti venivano realmente uccisi. La piu' disgustosa di tutte e' l'uccisione della tartaruga.
  • Le scene di sesso: sono al limite del vero.

Per rendere l’idea, ho estratto questo passo da Wikipedia: “Yorke (uno degli attori protagonisti) disse di essersi dispiaciuto durante le riprese perché aveva sentito il maialino urlare e morire. Luca Barbareschi (eh si’ signori questo e’ il film che lo ha lanciato) invece ha ammesso di non aver avuto nessun rimorso per aver sparato al maialino, ma di aver ricevuto minacce da parte degli animalisti per questo, mentre Deodato (il regista) ha dichiarato che tutti gli animali uccisi nel film venivano mangiati sia dai componenti della troupe, sia dai cannibali. «La cosa che mi ha fatto più impressione sono state le scimmie. C'è la scena in cui gli indios ammazzano la scimmia e le succhiano il cervello. Noi avevamo quattro scimmiette di riserva. Quando tagliammo la testa a una le altre quattro sono morte di crepacuore. Quella è stata la cosa più atroce»".

In tutto cio' non dimentichiamoci la colonna sonora di Riz Ortolani semplicemente favolosa!



Rimane un film imperdibile... Chiunque abbia difficolta’ a trovarlo (specie se e’ di sesso maschile) puo’ sempre prenderlo in prestito da me o vederlo da me...

cinema
ciao
5 settembre 2007

 Ciao a tutti...
oggi se non vi spiace vorrei tornare a parlare di cinema.... esattamente vorrei parlarvi di un film che mi aveva suggerito 7 anni fa il mio parrucchiere di fiducia. Dovete sapere che non era solo un bravissimo parrucchiere gay, ma era anche un grandissimo appassionato di cinema giapponese e coreano.

Un giorno, esattamente il giorno in cui mi sono fatta la mia prima cresta, mi stava raccontando di un film assurdo che aveva visto la sera prima: "Visitor Q" di Takeshi MIke.

Di certo Takeshi Mike non e' un regista adatto a tutti, se avete lo stomaco delicato o avete forti retaggi culturali di origine cattolica, io me ne starei alla larga.
Visitor Q e' un film di una violenza allo stesso tempo inaudita e surreale. Lo sviluppo del film gira intorno al protagonista e alle sue "avventure". Il protagonista e' un "padre di famiglia" un po' sui generis... il film si apre con lui che fa sesso con una ragazzina (che si scopre dopo pochi istanti essere sua figlia) che lo prende in giro e lo insulta per non averle fatto raggiungere l'orgasmo e accusandolo di soffrire di eiaculazione precoce. Lo sviluppo del film gira tutto in torno a quest'uomo che e' contemporaneamente vittima e carnefice.
L'uomo in questione ha un'altra passione, oltre a quella per la figlia, e' quella per i filmini estremi. Paga i compagni di scuola di suo figlio per pestarlo (non lui il figlio) e nel frattempo riprende il tutto.
Voi direte che gia' cosi' e' abbastanza assurdo e disgustoso, ma non finisce qui... quando cerca di proporre i suoi filmati ad una produttrice lei rifiuta... e cosa pensa bene di fare il nostro eroe? La uccide nella serra di casa sua e poi la violenta... Il film continua ma non vorrei raccontarvi troppo e rovinarvi la suspence.
La bellezza del film (ma credo di avervela gia' accennata parlando della letteratura giapponese) e' la capacita' narrativa del regista... riesce a raccontare le scene piu' crude e nauseanti con una delicatezza assoluta. Non stiamo parlando di un b-movie girato da un occidentale (basta dare un'occhiata a Cannibal Holocaust per capire cosa intendo), la morbosita' delle vicende diventa una faccenda privata. La crudelta' non viene sbattuta in faccia allo spettatore, le sequenze sono molto lente (infatti io dico sempre che e' l'unico film che si puo' vedere a 32x senza perdere nulla) e permettono allo spettatore di entrare in cio' che sta accadendo con uno spirito voyeristico quasi complice.
Vi aggiungo qui un assaggio che sono riuscita a rimediare da youtube... anche se non riprende le scene per me piu' interessanti....


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febbraio