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Palpebre - Tiziano Scarpa



Stavo pensando una cosa...
in un periodo in cui non si ha un attimo di tregua, avere un momento di pausa e riflette su alcune cose che diamo per scontate ci aiuta a sorridere.
Poiché ha fatto bene a me, magari funziona anche con voi.

Continua il viaggio nella letteratura...

TIZIANO SCARPA - PALPEBRE (tratto dal romanzo CORPO)

Le mie palpebre sono due ghigliottine che tagliano la testa alla luce.

Le mie palpebre sono due bocche che strappano le immagini a morsi.

In caso di sonno, le mie palpebre garantiscono la copertura del cinema all'aperto. Il soffitto si chiude e chi s'è visto s'è visto, comincia lo spettacolo. Il corpo si mette comodo, si rilassa profondamente; raggiunge il massimo dell'attenzione, si concentra talmente su ciò che sta guardando da non fare più caso a se stesso, si dimentica di esserci.

Durante la notte, nel lato interno delle mie palpebre viene proiettato un film sperimentale, ancora in fase di montaggio. Gli occhi restano vigili, strusciano le pupille contro lo schermo, scorrazzano per tutti gli angoli delle mie palpebre a scrutare le immagini, di persona, tattilmente: i miei occhi credono solo a ciò che toccano; si muovono come forsennati mentre tutto il resto del corpo dorme.

Quando guardo il sole attraverso le mie palpebre, vedo il colore del mio sangue mescolarsi alla luce del mondo. Contemplo la tinta delle mie budelle salita su dal profondo.

Se strizzo le mie palpebre, il colore del sangue diventa scuro, si annerisce. Se distendo le mie palpebre, il colore del sangue si fa rosso chiaro, quasi arancio. Rimango per qualche ora con la faccia chiusa rivolta al sole. A poco a poco, tutto il sangue del mio corpo passa attraverso le palpebre, per farsi irraggiare dalla luce e trapassare dal mio sguardo. E' un procedimento chimico che ripeto a ogni cambio di stagione, per disinfettare il mio succo vitale. Esponendo il sangue all'azione incrociata del sole e delle mie occhiate, uccido i microrganismi nocivi, impregno di luce i globuli rossi, che trasportano un carico di fotoni a tutte le cellule del corpo, soprattutto a quelle sepolte nelle profondità delle viscere.

Le mie palpebre hanno invidia del mondo. Si abbassano per offrire agli occhi la visione del loro schermo, e non capiscono come mai vengono respinte immediatamente verso l'alto: un meccanismo a molla le rimette al loro posto. La parte interna delle mie palpebre è un arazzo semiliquido, sul quale le immagini cangianti si trasformano senza sosta. Forme e colori si sciolgono nel collirio naturale degli occhi; le mie palpebre forniscono uno spettacolo fatto di cinema e lacrime: al posto delle risate preregistrate, c'è una commozione già pronta, preconfezionata per lo spettatore. E tuttavia i miei occhi se ne infischiano, preferiscono di gran lunga restare bene aperti a fissare questo insulso mozzicone di matita.

Guardo il sole; poi chiudo gli occhi. La sua sagoma nera, profonda come un chiodo, rimane conficcata nella parte interna delle mie palpebre. Guardo una finestra aperta nella mia stanza; poi chiudo gli occhi: la silhouette di luce della finestra rimane fotografata sul lato interno delle mie palpebre.

Le mie palpebre sono pellicole fotografiche molto sensibili, restano assai impressionate da ciò che vedono. Non sono superficiali come gli occhi, che passano di continuo una spugna sulla lavagna, cancellando tutto per passare immediatamente all'immagine successiva. Quando voglio riflettere su una cosa, la fisso a lungo con gli occhi chiusi.

Le mie palpebre si chiudono e si riaprono fulmineamente. Il fotogramma nero che inseriscono nella pellicola è troppo fuggevole per essere percepito nel flusso della visione. Le mie palpebre sono due persuasori occulti, insinuano nello sguardo il messaggio subliminale del nulla.

Ogni secondo, il mondo scorre in ventiquattro fotogrammi davanti a me. Le mie palpebre aggiungono alla pellicola il venticinquesimo fotogramma della morte.

Le mie palpebre scattano di frequente all'ingiù, mi fanno vedere a ogni piè sospinto che cosa guarderò fra cent'anni.

Pubblicato il 21/9/2008 alle 19.5 nella rubrica Letteraturando.

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